Cos’è la Fitoterapia


L’idea che alcune erbe, fiori o radici

possano avere un effetto terapeutico sulla nostra salute è innata, direi istintuale.

Chi conosce le abitudini di cani e gatti li avrà certamente osservati mangiare fili d’erba per alleviare disturbi gastro intestinali. Prima dell’avvento della farmacologia moderna (tutto sommato assai recente) la sola terapia chimica possibile era quella fitoterapica.

In parte, le molecole che utilizziamo oggi sono derivate dai fitocomplessi tradizionali, certamente purificate e spesso modificate. Tuttavia anche la fitoterapia tradizionale ha ancora motivo di esistere , non solo per i romantici che amano sentirsi odierni sciamani, bensì, nei diversi casi in cui l’utilizzo della pianta può portare dei vantaggi rispetto al principio attivo isolato.

 

Oltre a questo, le piante costituiscono ancora oggi un campo di ricerca parzialmente inesplorato a cui la farmacologia può attingere per ritrovare nuovi principi terapeutici.

Fitoterapia

Il concetto di fitocomplesso si contrappone a quello di principio attivo isolato proponendo come rimedio non una singoa molecola ma un insieme eterogeneo e complesso di molecole che si trovano associate nella foglia o radice o fiore di un vegetale.Fitoterapia 2

Per formulare una metafora esemplificativa, si potrebbe dire che la molecola è come un liquore distillato, mentre il fitocomplesso è un cocktail formato da diversi liquori che generano un gusto ed un effetto unico.

Nel campo specifico della farmacologia, all’interno del fitocomplesso si associano principi diversi e talvolta addirittura opposti che danno origine al un rimedio dal profilo meno “spigoloso”, di regola gravato da effetti collaterali più blandi. Esempi possono essere il riso rosso fermentato rispetto alle statine o la radice del kavakava rispetto al suo principio attivo isolato che è risultato inutilizzabile per l’epatotossicità.

   


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